Origine ed evoluzione della tappezzeria

La storia come fonte di conoscenza e ispirazione.

La storia della tappezzeria non comincia con il divano o con la poltrona. Comincia molto prima, quando l'uomo iniziò a utilizzare pelli, fibre e materiali naturali per proteggersi dal freddo e rendere più confortevoli gli spazi in cui viveva.

Intrecciare, tessere, imbottire, rivestire: gesti nati dalla necessità che, attraverso i secoli, si sono trasformati in tecniche, mestieri e arti decorative.

La storia del tappezziere si intreccia così con quella dei tessitori, sellai, conciatori, ebanisti, decoratori e tessitori, seguendo l'evoluzione della casa e del nostro modo di abitare.


PERCHÉ CONOSCERE QUESTA STORIA

Studiare il passato non significa cercare di riprodurlo.

Significa comprendere perché utilizziamo determinati materiali, da dove provengono alcune tecniche e come sono cambiate nel tempo le nostre esigenze di comfort.

Molti strumenti e materiali sono cambiati. Alcuni gesti, invece, attraversano i secoli e arrivano ancora oggi sul banco di lavoro del tappezziere.

Conoscere ciò che è stato aiuta a comprendere ciò che facciamo oggi e ci  suggerisce anche ciò che potremmo fare domani.

Dal medioevo fino XIII

Secolo

Nel Medioevo i tessuti erano beni preziosi.

Lane, lini, sete, fili metallici e stoffe decorate attraversavano città, porti e vie commerciali, mettendo in relazione culture e tecniche differenti.

I rapporti con il Mediterraneo orientale e il mondo islamico contribuirono alla circolazione in Europa di stoffe pregiate, motivi decorativi e conoscenze tessili. Molti termini che utilizziamo ancora oggi per indicare tessuti e lavorazioni conservano traccia di questi antichi scambi.


TESSUTI CHE VIAGGIANO

Durante e dopo il periodo delle Crociate gli scambi tra Oriente e Occidente si intensificarono.

In Italia si svilupparono importanti centri di produzione della seta: Palermo, Cosenza, Lucca, e successivamente Firenze, Bologna, Genova e Venezia, divennero protagoniste di una produzione destinata anche ai mercati europei.

Il tessuto non era soltanto materia da trasformare. Era merce preziosa, simbolo di ricchezza e strumento di rappresentazione.


DALLE CHIESE ALLE DIMORE

Stoffe, cortine e tessuti decorati erano utilizzati negli edifici religiosi e, progressivamente, trovarono sempre maggiore spazio anche nelle dimore signorili. Appesi alle pareti, utilizzati attorno ai letti o disposti negli ambienti, contribuivano a decorare, separare e rendere più confortevoli gli spazi.

In un'epoca in cui le grandi residenze potevano essere fredde e gli arredi relativamente mobili, i tessili avevano inoltre un grande vantaggio: potevano essere piegati, trasportati e nuovamente utilizzati in ambienti differenti. 


UN MESTIERE CHE COMINCIA A PRENDERE FORMA

Non possiamo ancora parlare del tappezziere nel significato moderno del termine. Ma attorno ai tessuti si sviluppano progressivamente Mestieri specializzati nella produzione, nel commercio, nella conservazione e nella sistemazione degli apparati tessili. È l'inizio di un lungo percorso nel quale tessuto, arredamento e comfort diventeranno sempre più strettamente collegati.

Prima di rivestire i mobili, il tessuto ha rivestito gli spazi.

Dal XIV al XVI secolo

Dalla decorazione degli ambienti al comfort dell'arredo.

Tra il Trecento e il Cinquecento le dimore delle famiglie più importanti diventano progressivamente luoghi nei quali arredo, tessuti e decorazione dialogano tra loro.

Arazzi, cortine, velluti, sete e stoffe lavorate non hanno soltanto una funzione pratica: diventano espressione di ricchezza, gusto e prestigio.

In Italia la produzione tessile raggiunge livelli di grande raffinatezza. Tra Quattrocento e Cinquecento i tessitori italiani si distinguono in particolare nella produzione di velluti operati e tessuti serici, destinati alle corti e alle famiglie più facoltose e commerciati anche fuori dalla penisola. 


LA CAMERA DIVENTA UNO SPAZIO ARREDATO

Il letto assume un'importanza particolare. Non è soltanto il luogo destinato al riposo: nelle dimore più ricche può diventare un elemento rappresentativo, accompagnato da cortine, tessuti e apparati decorativi.

Nelle camere rinascimentali troviamo inoltre cassoni, lettucci, spalliere e altri arredi progettati insieme all'apparato decorativo della stanza. Documenti quattrocenteschi testimoniano anche la realizzazione di letti e lettucci accompagnati da tessuti appositamente tessuti. 


IL TESSUTO INCONTRA IL MOBILE

Progressivamente il tessile entra sempre più in relazione con il mobile. Sedute, letti e altri elementi d'arredo possono ricevere rivestimenti, cuscini e imbottiture, mentre falegnami, tessitori e altri artigiani contribuiscono con competenze differenti alla costruzione degli ambienti.

Non esiste ancora il tappezziere nella forma professionale che conosceremo nei secoli successivi, ma stanno maturando molte delle lavorazioni che contribuiranno alla sua specializzazione.


DALLA NECESSITÀ ALL'ARTE DELL'ABITARE

Proteggere dal freddo e rendere più confortevole un ambiente rimangono necessità importanti.

Ma qualcosa sta cambiando.

Il tessuto diventa sempre più anche colore, decorazione, prestigio e progetto. Non si tratta più soltanto di abitare uno spazio.
Si comincia a costruire il modo in cui quello spazio deve essere vissuto e rappresentato.

XVII e XVIII secolo

Dalla decorazione al mestiere specializzato

Tra Seicento e Settecento cambia profondamente il modo di arredare gli ambienti.

Tessuti, passamanerie, tendaggi e rivestimenti partecipano sempre più alla costruzione di interni nei quali architettura, mobile e decorazione vengono pensati come parti dello stesso insieme.

Le stoffe rivestono pareti, schienali, sedute e mobili, seguendo l'evoluzione del gusto e delle forme dell'arredo. Nel Settecento questa relazione tra tessuto, mobilio e ambiente raggiungerà una particolare ricchezza. 


IL COMFORT CAMBIA IL MOBILE

La seduta non deve più soltanto sostenere il corpo.

Il desiderio di maggiore comodità porta progressivamente a sviluppare rivestimenti e imbottiture più elaborate, mentre la lavorazione del mobile richiede competenze sempre più specializzate.

Il lavoro di chi costruisce la struttura e quello di chi interviene con imbottiture, tessuti e finiture diventano mestieri distinti ma strettamente collegati.

È in questo rapporto tra struttura, imbottitura e rivestimento che possiamo riconoscere sempre più chiaramente il territorio professionale del tappezziere.


LE CORPORAZIONI E LA TRASMISSIONE DEL MESTIERE

Per secoli le Arti e le corporazioni hanno regolato gran parte del lavoro artigiano. Stabilivano norme, controllavano l'esercizio dei Mestieri e organizzavano anche la formazione di chi desiderava impararli attraverso un percorso di apprendistato. 

A Venezia il sistema delle Arti era particolarmente articolato: nel Settecento comprendeva un numero molto elevato di Corpi di Mestiere e continuava a rappresentare un elemento importante nell'organizzazione del lavoro cittadino. 


1739 – UNA TESTIMONIANZA DOCUMENTATA

Nel 1739 troviamo una testimonianza documentaria legata alla Congregazione dei Drappieri/Tappezzieri.

Per la storia del nostro mestiere questo documento rappresenta qualcosa di particolarmente interessante: non soltanto una data da inserire in una cronologia, ma una traccia concreta dell'organizzazione e dell'identità professionale raggiunta dal mestiere nel Settecento.

Quando un mestiere lascia traccia nei documenti, significa che dietro i gesti esistono ormai regole, persone, conoscenze e una comunità professionale.

XIX Secolo

Nuove macchine, nuovi materiali, nuove possibilità

L'Ottocento porta grandi trasformazioni nel mondo del tessile, dell'arredamento e della produzione.

La meccanizzazione permette di realizzare tessuti con maggiore rapidità e regolarità, mentre nuove macchine e nuovi sistemi produttivi modificano progressivamente anche il lavoro degli artigiani.

Il lavoro manuale non scompare.

Cambia il rapporto tra mano, macchina e materiale.


1801 – JOSEPH-MARIE JACQUARD

Nel 1801 Joseph-Marie Jacquard brevetta una macchina applicata al telaio che semplifica la realizzazione dei tessuti operati.

La sua invenzione raccoglie e sviluppa esperienze precedenti e viene perfezionata negli anni successivi, fino a diventare uno dei passaggi fondamentali nella storia della tessitura meccanizzata. 

Attraverso sistemi di comando capaci di controllare la selezione dei fili dell'ordito, diventa possibile riprodurre con maggiore efficienza disegni tessili complessi e ripetibili.

Ancora oggi utilizziamo il termine Jacquard per indicare tessuti nei quali il disegno nasce direttamente dall'intreccio dei fili e non da una semplice stampa superficiale.


IL TESSUTO CAMBIA, MA CAMBIA ANCHE L'IMBOTTITURA

Durante l'Ottocento si diffonde progressivamente nell'arredamento anche l'utilizzo delle molle metalliche.

Esistono testimonianze di sperimentazioni precedenti, ma nella prima metà del XIX secolo troviamo brevetti e manuali che documentano chiaramente l'impiego delle molle nelle sedute e nelle imbottiture; nel 1834 John Saville Crofton descrive già tecniche di spring stuffing per poltrone, divani e altri manufatti. 

Per il tappezziere è un cambiamento importante.

La molla permette di costruire sedute capaci di offrire elasticità, sostegno e comfort differenti rispetto alle imbottiture realizzate esclusivamente con materiali fibrosi.

Nascono e si perfezionano lavorazioni che, nelle loro evoluzioni successive, arriveranno fino alla tappezzeria tradizionale che conosciamo ancora oggi.


ARTIGIANATO E INDUSTRIA COMINCIANO A CONVIVERE

L'Ottocento non rappresenta quindi semplicemente il passaggio dal lavoro artigianale alla produzione industriale. È un periodo nel quale nuove tecnologie entrano progressivamente nel mestiere, modificandone strumenti e possibilità.

Alcune lavorazioni vengono meccanizzate.

Altre continuano a richiedere esperienza, sensibilità della mano e conoscenza dei materiali.

La macchina può cambiare il modo di lavorare.
È la conoscenza del mestiere a decidere come utilizzarla.

La seconda metà dell'ottocento

Quando anche l'ago incontra la macchina

Per secoli cucire ha significato compiere interamente a mano una successione di gesti: preparare, accostare, tendere e unire i materiali punto dopo punto.

Durante l'Ottocento numerosi inventori cercano di trasformare questo gesto manuale in un movimento meccanico.

Non esiste quindi un unico momento nel quale possiamo dire che “nasce” la macchina da cucire: il suo sviluppo è il risultato di esperimenti, brevetti e perfezionamenti successivi.


1846 – ELIAS HOWE

Nel 1846 Elias Howe ottiene negli Stati Uniti un importante brevetto per una macchina da cucire capace di realizzare un punto annodato utilizzando due fili, un ago e una navetta. 

Negli anni successivi altri inventori e costruttori sviluppano ulteriormente queste tecnologie, migliorandone funzionamento, praticità e possibilità di utilizzo.

La macchina da cucire comincia così a trasformare profondamente il settore tessile e manifatturiero. 


LA MACCHINA ENTRA NEL MESTIERE

Anche per il tappezziere la possibilità di eseguire cuciture meccanicamente rappresenta un cambiamento importante.

Il lavoro manuale non scompare: si modifica.

Misurare, costruire un modello, comprendere il comportamento del tessuto, preparare i pezzi e guidarli correttamente durante la cucitura continuano a richiedere conoscenza ed esperienza.

La macchina permette invece di affrontare con maggiore efficienza molte lavorazioni e apre nuove possibilità nella confezione di rivestimenti, cuscini, tendaggi e altri elementi tessili.


IL MOBILE IMBOTTITO SI TRASFORMA

Nello stesso secolo, l'impiego delle molle e l'evoluzione delle tecniche di imbottitura contribuiscono allo sviluppo di sedute sempre più orientate al comfort.

Poltrone e divani acquistano volumi, morbidezza e forme differenti, mentre il tappezziere deve imparare a governare un numero crescente di materiali e tecniche.

Il mestiere diventa così un punto d'incontro fra tradizione manuale e innovazione tecnica.


UN PRINCIPIO CHE ARRIVA FINO ALLA BOTTEGA DI OGGI

La storia della macchina da cucire racconta qualcosa che continua ancora oggi.

Un nuovo strumento non sostituisce necessariamente il sapere dell'artigiano.

Può invece ampliarne le possibilità.

Gli strumenti cambiano.
La capacità di capire come e quando utilizzarli rimane parte del Mestiere.

Dall'art Nouveau al design moderno

Cambia il mobile, cambia il mestiere

Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento nasce in Europa una nuova ricerca nel campo delle arti decorative.

L'Art Nouveau, conosciuta in Italia anche come Stile Liberty, cerca un linguaggio nuovo, ispirato spesso alle forme della natura e caratterizzato da linee sinuose e da una forte relazione tra architettura, arredo e decorazione. 

Anche il mobile imbottito partecipa a questa trasformazione.

Tessuto, legno, decorazione e forma vengono pensati sempre più come elementi di un unico progetto, richiedendo agli artigiani capacità di interpretare forme e materiali differenti. Un esempio del periodo è una sedia di Edward Colonna del 1899, realizzata in palissandro con rivestimento in damasco. 


DAL DECORARE AL PROGETTARE

Con il nuovo secolo il rapporto tra artigianato, arte e produzione industriale diventa uno dei grandi temi del progetto.

Progressivamente si afferma una concezione del mobile nella quale funzione, struttura, materiali e possibilità produttive acquistano sempre maggiore importanza.

Per il tappezziere questo significa confrontarsi con sedute che non appartengono più soltanto alla tradizione decorativa.

Cambiano le proporzioni, cambiano le strutture e cambia anche il modo in cui l'imbottitura deve accompagnare la forma del mobile.


1919–1933 – IL BAUHAUS

Artigianato, progetto e industria

Nel 1919 Walter Gropius fonda a Weimar il Bauhaus, una scuola destinata a esercitare un'influenza profonda sull'architettura, sull'arte e sul design del Novecento. Uno degli aspetti più interessanti della sua origine è il rapporto con l'artigianato. Nel primo Bauhaus la formazione avviene attraverso laboratori nei quali conoscere il materiale, sperimentare tecniche e imparare attraverso il fare rappresentano una parte fondamentale del percorso. Pittura, scultura, tessitura, lavorazione del metallo, falegnameria e altre discipline vengono messe in relazione con il progetto. 


ARTE E TECNOLOGIA

Dal 1923 il Bauhaus sviluppa sempre più apertamente il confronto con la produzione industriale, sintetizzato nell'idea di unire arte e tecnologia.

L'obiettivo non è semplicemente decorare un oggetto, ma comprenderne funzione, materiali, costruzione e possibilità di produzione, cercando forme adatte alla vita contemporanea. Nei laboratori vengono progressivamente sviluppati anche modelli destinati alla produzione in serie, dai mobili ai tessuti e agli oggetti per la casa. 


MARCEL BREUER E UNA NUOVA IDEA DI SEDUTA

Per la storia del nostro mestiere è particolarmente interessante il lavoro di Marcel Breuer, studente e successivamente responsabile del laboratorio di falegnameria del Bauhaus.

Nel 1925 Breuer sperimenta l'utilizzo del tubolare d'acciaio nella costruzione delle sedute. La celebre poltrona successivamente conosciuta come Wassily utilizza una struttura in acciaio cromato e superfici tessili tese, riducendo drasticamente l'imbottitura rispetto alla poltrona tradizionale. 

È un cambiamento radicale anche dal punto di vista del tappezziere.

Il comfort non viene più necessariamente costruito attraverso grandi quantità di imbottitura: può nascere dal rapporto tra struttura, forma, elasticità e tensione del materiale.


DAL SAPER FARE AL SAPER PROGETTARE

Il Bauhaus non cancella quindi il mestiere artigiano.

Parte proprio dalla conoscenza del materiale e del fare manuale per interrogarsi su come questi possano dialogare con progetto, tecnologia e produzione moderna. 

Questa eredità attraverserà gran parte del design del Novecento e contribuirà a cambiare profondamente anche il modo di pensare mobili e sedute.

La forma non è più qualcosa da aggiungere all'oggetto: nasce dalla funzione, dal materiale e dal modo in cui l'oggetto viene costruito.


IL DESIGN MODERNO

Il Novecento porta una straordinaria varietà di sperimentazioni.

Accanto al legno compaiono con sempre maggiore evidenza metallo e materiali industriali, mentre designer e architetti cercano nuove soluzioni per costruire mobili adatti al modo di vivere contemporaneo.

La tappezzeria deve quindi imparare a dialogare con oggetti molto differenti: dalla poltrona tradizionale riccamente imbottita alla seduta nella quale struttura e rivestimento vengono ridotti all'essenziale.


IL TAPPEZZIERE DEVE SAPER LEGGERE IL MOBILE

Questa trasformazione modifica anche il modo di intervenire su un manufatto.

Una seduta antica, una poltrona Liberty e un mobile moderno non possono essere affrontati nello stesso modo.

Materiali, struttura, imbottitura e rivestimento appartengono a epoche e concezioni costruttive differenti.

Conoscere la storia del mobile diventa quindi parte della conoscenza del mestiere.

Prima di decidere come intervenire, bisogna comprendere ciò che abbiamo davanti.

Dalla metà del novecento a oggi

NUOVI MATERIALI, NUOVE TECNICHE

Il mestiere continua a cambiare

Dalla metà del Novecento il mondo dell'arredamento attraversa una nuova e profonda trasformazione.

La produzione industriale cresce, cambiano le forme del mobile e si diffondono materiali che permettono di realizzare imbottiture con caratteristiche differenti rispetto a quelle tradizionali.

Tra questi assume particolare importanza il poliuretano espanso, sviluppato industrialmente nel Novecento e progressivamente utilizzato anche nelle imbottiture per arredamento.


DAL CRINE AL POLIURETANO

Crine, lana, ovatta, molle e altri materiali tradizionali non scompaiono improvvisamente. A essi si affiancano schiume sintetiche, fibre artificiali e nuovi materiali tecnici, che permettono di ottenere densità, elasticità, forme e prestazioni differenti.

Per il tappezziere significa imparare a conoscere materiali nuovi e soprattutto capire dove e come utilizzarli correttamente. Ancora oggi una lavorazione può richiedere tecniche completamente tradizionali, materiali contemporanei oppure una combinazione ragionata dei due.


CAMBIA ANCHE IL RIVESTIMENTO

Parallelamente evolve il mondo dei tessuti. Alle fibre naturali si affiancano fibre artificiali e sintetiche, nuovi filati, trattamenti e finissaggi.

Si sviluppano tessuti con caratteristiche tecniche sempre più specifiche, mentre la produzione contemporanea introduce nuove esigenze legate a resistenza, manutenzione, sfoderabilità, sicurezza e destinazione d'uso.

Il tappezziere non deve quindi soltanto saper lavorare un tessuto.

Deve anche saperlo leggere e scegliere.


DALLA PRODUZIONE AL RECUPERO

La diffusione del mobile prodotto industrialmente modifica profondamente anche il rapporto tra oggetto e durata.

Molti arredi vengono progettati per essere prodotti in grandi quantità; altri, invece, mantengono strutture e caratteristiche che permettono di essere riparati, rivestiti e trasformati nel tempo.

Ed è proprio qui che il mestiere del tappezziere conserva ancora oggi una delle sue funzioni più importanti:

capire quando un manufatto può avere una nuova vita.


IL TAPPEZZIERE CONTEMPORANEO

Oggi sul banco di lavoro possono arrivare una poltrona dell'Ottocento, una sedia degli anni Cinquanta, un divano contemporaneo o un mobile progettato pochi anni fa.

Ognuno richiede conoscenze differenti.

Tecniche tradizionali, macchine da cucire moderne, materiali tecnici, documentazione, ricerca e nuovi strumenti convivono ormai nello stesso mestiere.

Ciò che non dovrebbe cambiare è il principio con cui vengono utilizzati:

conoscere il materiale, comprendere il manufatto e scegliere l'intervento più adatto.


UN MESTIERE ANTICO CHE NON HA SMESSO DI CAMBIARE

La storia della tappezzeria non è la storia di un mestiere rimasto fermo nel tempo. È la storia di un mestiere che ha attraversato nuovi materiali, nuove macchine, nuovi stili e nuovi modi di abitare, conservando alcune conoscenze e trasformandone continuamente altre.

Dal primo tessuto utilizzato per rendere più confortevole uno spazio fino ai materiali contemporanei, rimane un elemento comune:

la capacità dell'uomo di trasformare materia e tecnica in comfort, funzione e bellezza.

E forse è proprio questa capacità di cambiare senza perdere la conoscenza del passato che permette a un mestiere antico di continuare ad avere un futuro.

Fonti e approfondimenti

Una storia costruita attraverso documenti, libri e ricerca.

Ricostruire la storia di un mestiere significa mettere insieme informazioni provenienti da fonti differenti.

Per realizzare questa pagina abbiamo confrontato documentazione storica, pubblicazioni specialistiche, musei, archivi e fonti enciclopediche, cercando di distinguere le informazioni documentate dalle interpretazioni che nel tempo sono entrate nella tradizione del mestiere.

Questa pagina non vuole essere una storia completa della tappezzeria, ma un percorso attraverso alcune tappe che hanno contribuito a trasformare materiali, tecniche, strumenti e modo di lavorare del tappezziere.


DOCUMENTAZIONE STORICA

1739 – Congregazione dei Drappieri/Tappezzieri
Documentazione storica conservata nell'archivio della Tappezzeria Contessa.

Questa testimonianza è stata utilizzata come fonte diretta per il passaggio dedicato all'organizzazione del mestiere nel XVIII secolo.



BIBLIOGRAFIA

Per gli approfondimenti sulla storia della tappezzeria, dei tessuti, dell'arredamento e delle arti decorative sono stati consultati testi e pubblicazioni specialistiche.


MUSEI, ARCHIVI E FONTI ISTITUZIONALI

Per verificare date, manufatti e passaggi della cronologia sono state consultate anche collezioni digitali e pubblicazioni di musei, archivi ed enciclopedie, privilegiando quando possibile fonti istituzionali e documentazione storica.

Tra le principali:

Treccani – Enciclopedia Italiana
Storia della tappezzeria, artigianato, corporazioni e figure storiche.

The Metropolitan Museum of Art – New York
Collezioni e approfondimenti dedicati a tessuti, arredamento, arti decorative, Rinascimento e Art Nouveau.

Smithsonian – National Museum of American History
Documentazione relativa alla storia della macchina da cucire e alle innovazioni tecniche dell'Ottocento.

National Archives – Stati Uniti
Documentazione storica e brevetti relativi allo sviluppo della macchina da cucire.

UNA RICERCA CHE PUÒ CONTINUARE

La storia di un mestiere è fatta anche di termini locali, documenti d'archivio, fotografie, strumenti e testimonianze tramandate nelle botteghe.

Per questo consideriamo questa pagina un lavoro aperto.

Quando nuove fonti permetteranno di precisare o approfondire un passaggio, le informazioni potranno essere integrate e aggiornate.

Conservare la memoria di un mestiere significa anche continuare a cercarla.

Bibliografia e letture di riferimento

Per questa ricerca sono stati consultati testi dedicati alla storia della tappezzeria, del mobile, dei tessuti e delle arti decorative elenchiamo i principali:

-Jules Deville, Dictionnaire du tapissier, critique et historique de l’ameublement français, depuis les temps anciens jusqu’à nos jours, 2 voll., Paris, C. Claesen, 1878-1880.


-Enrico Castelnuovo, Gli arazzi del Cardinale: Bernardo Cles, Temi Editrice, Trento, 1990.


-Carlo Enrico Rava, Il mobile d’arte, Görlich Editore, Milano, 1950.


-Margherita Siniscalco-Spinosa e Serge Grandjean, La tappezzeria in Europa dal Medioevo al 1925, Gruppo Editoriale Fabbri, Milano, 1981.

 

-Enrico Colle, Il mobile dell’Ottocento in Italia: arredi e decorazioni d’interni dal 1815 al 1900, Electa, Milano, 2007.


Tamara Boccherini e Paola Marabelli, Atlante di storia del tessuto: itinerario nell’arte tessile dall’antichità al Déco, M.C. de Montemayor, Firenze, 1995.


-Roger-Armand Weigert, a cura di, Tessuti d’arte europei: epoca Luigi XV, Görlich Editore, Milano, 1965. curatore Roger-Armand Weigert.


-Fashionary International Limited, International Ltd.”,, Textilepedia: the complete fabric guide.


-Giovanni Fanelli e Rosalia Fanelli, Il tessuto Art Nouveau: disegno, moda, architettura, Cantini, Firenze, 1986. “disegno, moda, architettura”.


Doretta Davanzo Poli, a cura di, Seta & oro. La collezione tessile di Mariano Fortuny, Venezia, Arsenale Editrice, 1997, ISBN 978-88-7743-187-5.


-Margherita Bellezza Rosina e Maria Cataldi Gallo, Cotoni stampati e mezzari dalle Indie all’Europa, Sagep, Genova, 1993.


-Luigi Gallinaro, Tecnica e arte della tappezzeria, Danilo Zanetti Editore, 2019.

-Maria Gattullo (a cura di), L’archivio dei tappezzieri di Torino: Tre secoli di tradizione dei mestieri, Archivio di Stato di Torino, 1988.


Orsi Landini, Roberta. The Velvets in the Collection of the Costume Gallery in Florence / I velluti nella collezione della Galleria del Costume di Firenze. Riggisberg–Florence: Abegg-Stiftung; Edizioni Polistampa, 2017. ISBN 978-3-905014-65-5.


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